Perchè camminare insieme?

Già, oltre 10 anni fa, scrivevano i vescovi italiani: “L’attuale organizzazione parrocchiale, che vede spesso piccole e numerose parrocchie disseminate sul territorio, esige un profondo ripensamento…gli interventi di revisione non riguardano solo le piccole parrocchie, ma coinvolgono anche quelle più grandi. Tutti devono acquisire la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente” (CVMC, 11). Proprio a partire da questa consapevolezza la nostra diocesi ha fatto la scelta di trasformare le 317 parrocchie esistenti in 60 unità pastorali, ossia, del mettere, stabilmente e in modo organico, in relazione parrocchie di una stessa zona geografica, più o meno ampia. Ciò non è dovuto solamente al sensibile calo numerico dei sacerdoti, ma, soprattutto, è necessario per poter annunciare in modo più credibile ed efficace il Vangelo. La nostra Erigenda Unità Pastorale “San Polo-Canossa” è formata di 14 parrocchie e conta circa 9400 abitanti. Fino a qualche tempo fa, alcune di queste comunità parrocchiali hanno camminato insieme, come San Polo, Grassano e Casale e altre hanno gravitato attorno alla comunità di Ciano d’Enza. Alla base di tutto sta la valorizzazione delle “radici” e della “storia” di ogni singola comunità parrocchiale. Non si tratta di eliminare le parrocchie o sostituirle con una super parrocchia ma, l’orientamento prevalente è di mettere ciascuna realtà parrocchiale in collegamento (in relazione) con altre, appartenenti a un territorio il più possibile “omogeneo,” perché ognuna possa esprimere pienamente le proprie radici e le proprie storie, nel nuovo contesto comunitario venutosi a creare. La condivisione delle risorse e delle esperienze potrà facilitare l’attenzione ai tanti luoghi bisognosi della luce del Vangelo. I destinatari principali del progetto sono coloro che abitualmente frequentano la parrocchia e successivamente, si vogliono coinvolgere tutte le persone che vivono sul territorio ma che non si relazionano in modo attivo con la comunità cristiana. Questo principio vuole mettere in pratica le parole di papa Francesco “chiesa in uscita”. Non si tratta, però, di operare una sorta di “ingegneria pastorale”, che metta un po’ di ordine nel soggetto pastorale che si chiama parrocchia, oppure che le faccia un “lifting”, bensì di una vera epropria propria “conversione pastorale”, cioè di un cambiamento radicale, affinché la chiesa possa essere maggiormente presente sul territorio. Viviamo nelle terre di Matilde, testimoni del “Perdono di Canossa”. Senza soffermarci sui risvolti storici e politici che lo generarono, ma ponendo l’accento sul significato che ha oggi ”recarsi a Canossa” si propone per la nostra nuova unità pastorale il nome “TERRE DEL PERDONO”. Nome impegno - augurio per un cammino di cambiamento da fare insieme, dove il Perdono di Canossa diventa simbolo di conversione, “luogo” di Misericordia- incontro nel cuore di Dio, tra le persone e le comunità. In occasione della Santa Pasqua esce il primo numero del notiziario dell’Unità Pastorale S.Polo – Canossa “Comunità in-forma”. Questa uscita proprio nelle feste pasquali, perché «Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura» (dal catechismo della Chiesa Cattolica n.1323). Un notiziario, quindi, segno di unità e comunione, strumento di conoscenza reciproca, di condivisione del cammino delle singole comunità e delle esperienze fatte insieme, perché il tutto possa diventare patrimonio comune, memoria della nuova storia che le quattordici comunità dell’unità pastorale, da ottobre 2015, hanno iniziato a vivere insieme, per realizzare il disegno d’Amore che il Signore da sempre desidera per la sua Chiesa, per ognuno dei suoi figli.